Explore the Gallery!

Installazione immersiva, auto-generativa e interattiva

Progetto per la tesi finale del Master of Fine Arts in Arti Digitali
CADVC (Center for the Arts, Design and Visual Culture)
University of Maryland, Baltimore County, MD

Aprile 2013

     Due lastre sul pavimento, ricoperte di pellicola riflettente, segnano una serie di stati architettonici: una netta dicotomia tra la galleria e il vestibolo , una giustapposizione tra il pavimento ed il soffitto, un elemento di soglia per tutta l’esibizione, un coagulo di luci.
Percorrendo questa soglia simbolica, un muro di colore rosso, residuo di una precedente esibizione intitolata For All the World to See: Visual Culture and the Struggle for Civil Rights, blocca la via. Su di esso é installata una serie di segmenti LED che rilevano, attraverso sensori ultrasonici, la presenza di persone percorrenti lo spazio. La composizione e la pulsazione della luce cambiano costantemente a seconda del movimento dei visitatori.

Cowboy 1989

     Percorrendo lo spazio, alla destra del muro si apre alla vista una proiezione, rappresentante spazi pubblici specifici di Baltimora: aeroporto, stazione ferroviaria, baia turistica. Esplorando lo spazio, un visitatore si trova di fronte a una parete ricoperta di specchi che riflette la proiezione adiacente. Il suo corpo é allora sospeso tra due spazi rappresentati, uno costituito dalla proiezione e uno dalla riflessione degli specchi. Entrambi gli spazi contengono l’immagine del suo corpo, precisa e definita nello spazio degli specchi e sfocata ed indeterminata (perché registrata da una webcam ed elaborata e alterata in tempo reale da un computer attraverso il software MAX/MSP/Jitter) in quello della proiezione. Nello stesso tempo le immagini di altri visitatori della galleria accompagnano l’immagine del nostro visitatore, anche qualora egli si ritrovi solo nello spazio, in quanto le immagini registrate dalla webcam sono memorizzate sul computer e riprodotte in ordine sparso dall’applicazione MAX/MSP/Jitter specificamente programmata per il pezzo. In questo modo il pezzo si può definire auto-generativo, in quanto evolve nel tempo e l’autore (me medesimo) non ha alcun controllo nel suo sviluppo temporale.

Cowboy 1989

Cowboy 1989

     Un visitatore curioso noterebbe anche dei piccoli LED, in corrispondenza delle videocamere di sorveglianza sul soffitto della galleria, lampeggiare costantemente. Queste luci sono parte dell’installazione e segnalano la presenza degli strumenti di sorveglianza.
     L’intero intervento – dal titolo esortativo Explore the Gallery! – investiga, e pone sotto osservazione, la matrice ideologica che sottintende la galleria, alimentando dinamiche che coinvolgono spazialità, presenza, percezione e movimento. Su un piano artistico, antropologico e sociale, l’installazione si propone di stimolare degli interrogativi riguardo temi di migrazione e dislocamento, luoghi e non-luoghi, esplorando una declinazione contemporanea di specificità ambientale che si poga in un territorio comune tra mobilità e permanenza.
     L’obiettivo di Explore the Gallery!, lungi dal volere un pezzo precostituito adattabile ad ogni esposizione artistica, é quello di creare un pezzo che sia specifico per una galleria in particolare (la CADVC), per un particolare evento (la tesi finale dell’MFA in IMDA), una particolare città (Baltimora), e per tutte le condizioni che informano la mia presenza nel contesto dell’esibizione, compresa la mia condizione di studente internazionale, di alieno e di migrante negli USA.

Cowboy 1989




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